Il welfare che vogliamo. Un rapporto per ricostruirlo dai territori
Pubblicato il 8 Mag 2026Due terzi della spesa sociale italiana va alle pensioni. L’istruzione riceve appena il 4% del PIL. I Comuni sono chiamati a tagliare 200 milioni l’anno fino al 2028. E nel frattempo la popolazione invecchia, i bisogni crescono, le reti familiari si assottigliano, la solitudine avanza.
È da questo scenario che prende le mosse il Rapporto sulla sussidiarietà 2023/2024 della Fondazione per la Sussidiarietà, pubblicato nell’ottobre 2024. Il titolo, Sussidiarietà e welfare territoriale, dice già molto: non si tratta di un’analisi astratta del sistema di protezione sociale, ma di un’indagine su cosa succede concretamente nei territori, nei Comuni, nei servizi sociali locali, dove la distanza tra bisogno e risposta si misura ogni giorno.
Il rapporto, curato da Emilio Colombo, Paolo Venturi, Lorenza Violini e Giorgio Vittadini, con contributi di economisti, giuristi e sociologi, incrocia la banca dati Siope+ di Banca d’Italia con i dati Ifel sulla spesa sociale dei bilanci locali. Il risultato è una fotografia più granulare di quanto i numeri aggregati lascino supporre: la spesa c’è ma è distribuita male, frammentata, difficile da monitorare, spesso incapace di trasformarsi in servizi di qualità per chi ne ha bisogno.
Il rapporto non si ferma alla diagnosi. La tesi di fondo è che il welfare italiano possa essere rinnovato mettendo a sistema le energie della società civile, del Terzo settore, delle comunità locali. La strada è quella della sussidiarietà come metodo concreto. Una sussidiarietà che il rapporto declina in tre forme – verticale, orizzontale e circolare – e che nella sua versione più avanzata significa co-produzione di soluzioni tra pubblico, privato sociale e cittadini, su un piano di reale parità.
A completare il quadro, una sezione dedicata alla percezione dei cittadini che dalla ricerca emergono consapevoli delle difficoltà ma ancora disposti a scommettere su forme di responsabilità condivisa. Per finire una serie di contributi firmati da voci come Maurizio Ferrera, Chiara Saraceno, Aldo Bonomi e Stefano Zamagni.
Un rapporto denso, a tratti tecnico, ma necessario. Perché il welfare territoriale è il luogo dove le politiche sociali smettono di essere numeri e diventano cura reale delle persone.
Il rapporto è disponibile qui https://www.sussidiarieta.net/cn4351/welfare-motore-di-sviluppo-si-ma-previa-ristrutturazione.html