L’Alleanza per la Grande Età nasce dall’impegno della Fondazione Ravasi Garzanti per costruire un nuovo welfare urbano dedicato alla longevità. Un patto civico e generativo, che va oltre il semplice programma assistenziale, per trasformare fragilità e bisogni in occasioni di comunità, solidarietà e innovazione sociale

La cultura come cura

Pubblicato il 8 Mag 2026

Un rapporto racconta come il Sud stia reinventando il patrimonio culturale

C’è un quartiere di Napoli dove i ragazzi a rischio di finire nelle mani della camorra diventano guide turistiche nelle catacombe. C’è un piccolo comune sardo dove gli abitanti hanno fotografato e censito antiche vasche rupestri nei loro terreni privati, restituendo alla memoria collettiva 32 manufatti che nessuno aveva mai catalogato. E c’è una biblioteca in provincia di Caserta che, in un territorio segnato dallo stigma della Terra dei Fuochi, ha portato la lettura in piazza, nelle carceri, tra i migranti. 

Sono alcune delle storie raccontate nel quinto volume della collana Cultura e Archeologia per un turismo sostenibile di qualità, pubblicato da SRM e dal Laboratorio Percorsi di Secondo Welfare alla fine del 2025. Un rapporto che vale la pena leggere non solo per i dati, seppure significativi, ma per la tesi che costruisce: musei, biblioteche e siti archeologici sono sì luoghi di conservazione del passato ma possono diventare infrastrutture sociali, presidi di cittadinanza, motori di inclusione. 

Il Mezzogiorno, in questo senso, è il territorio più rivelatore. Ospita il 40% dei musei statali e il 35% dei siti archeologici italiani, genera da solo il 55% degli introiti del settore archeologico nazionale, eppure registra flussi di visitatori ancora lontanissimi dal potenziale. I siti ci sono, spesso straordinari. Mancano le condizioni per trasformarli in opportunità diffuse: accessibilità, reti, partecipazione, fiducia. 

È proprio su questi elementi che le esperienze analizzate nel rapporto provano a lavorare con strumenti diversi: dalla cooperativa di comunità alla piattaforma digitale, dall’archeologia partecipata alla co-progettazione bibliotecaria. Il tutto con una logica comune che vuole rendere le persone nucleo e protagonisti del patrimonio culturale. 

Il rapporto dedica ampio spazio anche al quadro normativo in evoluzione, in particolare al Partenariato Speciale Pubblico-Privato, strumento ancora giovane ma potenzialmente decisivo per aprire la gestione dei beni culturali a soggetti del Terzo Settore e alla comunità. Non privatizzazione, ma corresponsabilità. 

In chiusura, un focus sul volontariato culturale (800.000 persone in Italia) che il rapporto legge come espressione matura di una cittadinanza che sceglie di prendersi cura di ciò che è comune. 

Il rapporto è scaricabile gratuitamente https://www.secondowelfare.it/studio/quando-la-cultura-incontra-le-comunita/